Mio nonno fava mattoni,
mio babo fava mattoni,
fazo mattoni anca me,
ma la casa mia ’ndov’è ?

Gruppo Censeo impresa edile il nostro team

Artigiani di nuova generazione

Nata per iniziativa di Giacomo Paddeu e Francesco Moretti, imprenditori figli di operai partiti da zero, Gruppo Censeo è un’azienda giovane, dinamica e innovativa ma fortemente radicata nei valori della tradizione artigianale bresciana e bergamasca: qualità, precisione nei dettagli e personale altamente specializzato.

Questa filosofia ha portato la società ad affermarsi con successo nel mondo delle general contractors vedendosi affidare prestigiose commesse. Oltre ad occuparsi delle ristrutturazioni, l’impresa interviene anche nella manutenzione nei fabbricati; operando con un sistema integrato completo in maniera attiva e dinamica.

Negli anni le commesse sono diventate sempre più importanti, dalla periferia al prestigioso centro di Milano, città viva, in continua espansione e internazionale, città dove per emergere è necessario essere veloci, intuitivi, coraggiosi. E’ con questo spirito che Gruppo Censeo si è occupato della ristrutturazione di appartamenti residenziali nelle zone più alla moda del Centro Milano e nei nuovi quartieri residenziali, ha rinnovato studi notarili e headquartier di brand di moda; ha sviluppato nel corso degli anni anche importanti lavori di ripristino e restauro in dimore storiche come La Vigna di Leonardo a Milano, la Fondazione Portaluppi; ha costruito nuove ville sul Lago di Garda e in Costa Azzurra, ristrutturato casali nelle langhe e nelle colline toscane.

Ogni giorno è una sfida, ogni giorno bisogna interfacciarsi con l’estro creativo degli architetti e con proprietari esigenti.
La chiave: ascolto, tempestività, disponibilità, un po’ di inventiva, ma soprattutto la forza, la volontà, la perseveranza e la professionalità delle maestranze, degli operai, degli amministrativi e di tutte quelle persone che ogni giorno lavorano per Censeo.

Un sistema Qualità “di qualità”

Gruppo Censeo organizza accuratamente i suoi interventi avvalendosi di un avanzato software gestionale il quale, mediante un dettagliato cronoprogramma di cantiere, gli consente di monitorare in tempo reale i capitoli di spesa oltre che scandire tutti i processi produttivi coordinando al meglio i differenti artigiani. 

Si lavora con le migliori tecnologie e si ricerca l’innovazione costante. Gruppo Censeo ha ideato una serie di soluzioni che gli permettono di tenere costantemente aggiornato il progettista sullo stato e andamento dei lavori nel cantiere: dedicano all’architetto uno spazio web dove quotidianamente vengono caricate immagini della sua opera in costruzione, complete di schede tecniche e metodologie costruttive. Per ogni opera c’è un tecnico reperibile 24 ore su 24, incaricato di trasmettere tutte le informazioni necessarie a comprendere l’andamento dei lavori.

Da quando opera Gruppo Censeo ha adottato pratiche che cercano di minimizzare l’impatto ambientale: sceglie consapevolmente i materiali, ottimizza l’uso delle risorse, rispetta le normative in termini di sicurezza e investe nella formazione dei dipendenti. Ha completato il processo di certificazione esterno ed è risultato conforme ai requisiti della norma ISO 9001:2015 per il campo “costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici”. Oltre alle procedure Gruppo Censeo si è dotato di un sistema di monitoraggio per garantire la massima qualità possibile, la maggiore efficienza e i minori sprechi.

Gruppo Censeo ha inoltre conseguito la Certificazione SOA, ovvero l’attestazione di qualificazione per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori di importo maggiore di € 150.000,00.

Infine Gruppo Censeo sta procedendo a strutturare un sistema di controllo qualità interno con una persona dedicata alla verifica degli appalti, della produzione e della qualità del processo.

Particolare attenzione inoltre è la scelta di promuovere la filiera corta e il reperimento di materiali a km0, Gruppo Censeo è dotato di un grande magazzino di stoccaggio mezzi e materiali proprio in un’area centrale di Milano per ridurre considerevolmente i viaggi dai magazzini edili e avere spazio per poter attuare pratiche di “riciclo” in un’ottica di economia circolare: gli elementi scartati dai cantieri vengono valutati e selezionati, se ritenuti di particolare interesse, vengono restaurati e recuperati grazie alle collaborazioni con professionisti del settore.

Giacomo

TECNICO COMMERCIALE

Francesco

RESPONSABILE AMMINISTRATIVO

Giovanni

RESPONSABILE UFFICIO TECNICO

Massimiliano

RESPONSABILE MANUTENZIONI

Simone

GEOMETRA DI CANTIERE

Michele

UFFICIO TECNICO

Valeria

UFFICIO TECNICO

Vittorio

RESPONSABILE MANUTENZIONI

Alessandro

UFFICO TECNICO

Mario

GEOMETRA DI CANTIERE

Leila

IMPIEGATA AMMINISTRATIVA

Erika

SEGRETERIA AMMINISTRATIVA

Matteo

UFFICIO TECNICO

Con l’animo
di Calzinàzz.

 

di Vittorio Sgarbi

“Avrei voluto, a proposito di Giacomo Paddeu, evocare almeno un precedente, per il fatto di portare un cognome di origine sarda, ma all’interno di una famiglia totalmente “continentalizzatasi”, come direbbero nell’Isola, sulla cui scia potere inserire anche la sua vicenda professionale. Alludo al caso di Giovanni Antonio Porcheddu, lui nato in Sardegna, ma diventato torinese d’adozione fin dal momento degli studi universitari, protagonista in prima linea della formidabile evoluzione tecnologica che l’ingegneria e l’edilizia italiana conoscono fra gli ultimi dell’Ottocento e i primi del Novecento, grazie all’intuizione per la quale intravede nel cosiddetto Systéme Hennebique (da noi si sarebbe chiamato “cemento armato”) un modo rivoluzionario di costruire, provvedendo a diffonderlo e applicarlo con la dedizione di un apostolo.

Avrei voluto evidenziare, a proposito di Moretti, l’altro dioscuro del Gruppo Censeo a cui in queste pagine si vuole rendere debito onore, la propizia, presaga omonimia con l’architetto che in molti, forse non a torto, considerano il maggiore italiano del Novecento, il Luigi autore di capolavori assoluti, anche al di fuori del contesto nazionale, quali la Casa della Scherma, le palazzine Girasole e San Maurizio a Roma, il complesso di Corso Italia a Milano, la Tour de la Bourse a Montreal, il Watergate a Washington.

Sforzi vani. La sincera, sanissima umiltà con cui Paddeu e Moretti interpretano il loro mestiere, anche dopo avere conseguito successi professionali per i quali la maggior parte dei loro colleghi si sarebbero montati la testa chissà in che modo, renderebbero ridicoli certi tentativi, così come il ruolo che in situazioni del genere si é soliti provare ad attribuirmi, nel rispetto di una pratica tradizionale, cortigianesca, quella della performance intellettuale “d’occasione” (la “marchetta”, per dirla in maniera più volgare, ma di immediata comprensione), che non é affatto in via di estinzione, come solo i più ingenui potrebbero credere, ma per la quale, anzi, con i tempi grami che passano, é facile immaginare un futuro prossimo di rinnovato rilancio.

No, hanno fatto capire Paddeu e Moretti, non vogliamo aedi alati che chiedano ausilio agli dei per cantare pindaricamente la nostra gloria, non ci si ritrovebbe in certa retorica trimalciona. Benissimo, é un sollievo per chi altrimenti avrebbe avuto l’obbligo di lodare. Tuttavia, qualcosa dal proprio bagaglio di conoscenze bisognerà pure attingere se non si vuole fare scena muta. C’é un personaggio, nell’Amarcord di Fellini, che forse vale la pena ricordare per poterci cavare qualche spunto da spendere a vantaggio di Paddeu e Moretti. É un poeta muratore, probabile invenzione di Tonino Guerra che ebbe un ruolo determinante nella sceneggiatura del film, al servizio del “principale”, come viene chiamato dai suoi dipendenti, il capomastro Aurelio Biondi (interprete Armando Brancia), padre del giovane Titta (Bruno Zanin) che é il protagonista principale di Amarcord. A un certo punto, su invito dei colleghi, Calzinàzz, é questo il soprannome con cui il poeta muratore é conosciuto, comincia a declamare un suo componimento scherzoso in un dialetto romagnolo infarcito, evidentemente per via del pubblico a cui si rivolgeva il film, di strategici italianismi: “Mio nonno fava mattoni, mi babo fava mattoni, fazo mattoni anca me, ma la casa mia ‘ndov’é?” La recita suscita il divertimento degli altri muratori, ma non quello del capomastro Biondi, che sui versi di Calzinàzz preferisce riflettere, esponendo qualche elemento di una filosofia personale al limite del pensiero più primitivo, ma dotata di una sua innegabile logica: “Ti ho capito a te, sai? É vero, anch’io ero un poveraccio, cosa credi, però piano piano sono diventato capomastro…. Bisogna lavorare. E lavorando uno… lavora. Bisogna lavorare.”

Eccola, forse, la chiave per capire lo spirito in cui più maggiormente si identificano le aspirazioni di Paddeu e Moretti. In tempi in cui, nel mondo del progettare e del costruire a tutti i livelli, l’ambizione intellettualoide sta diventando una nuova forma d’ignoranza, con il parolare vacuo e gratuito intento a compensare le non rare deficienze del fare, Paddeu e Moretti ripropongono i diritti di un’etica-estetica del lavoro in cui ogni risultato conseguito torna finalmente a giustificarsi in sé stesso, frutto esclusivo di capacità lampanti e dedizione maniacale acquisiti fondamentalmente attraverso altre esperienze di lavoro, senza che in merito vi sia nulla da premettere, né nulla da aggiungere in finale.

Perché “lavorando uno… lavora”, e più non dimandare.”